FOCUS HAITI: come sta il Paese più povero delle Americhe?

di Dario Urselli

 

TERZO SORSO

3. L’EREDITA’ COLONIALE ED IL COLERA

Con la fondazione di Port Royal, nell’attuale Nuova Scozia, inizia nel 1605 l’esperienza coloniale della Francia. Saint-Domingue, oggi Haiti, conquistata dai francesi nel 1664, diventò nel Settecento la più ricca colonia dei Caraibi, grazie alla produzione di zucchero. A distanza di oltre 250 anni da allora, Haiti continua a combattere con la sua storia, vittima di elite di potere che hanno sempre approfittato della sua povertà per trarre profitto. Sull’onda della Rivoluzione in Francia, nel 1804, Haiti è il secondo paese americano – dopo gli Stati Uniti – a dichiarare la propria indipendenza. Alcuni storici parlano di Haiti come di un paese condannato fin da allora, perché la nascita della prima repubblica “nera” non era un bell’esempio in un’epoca ancora fortemente caratterizzata dal potere degli imperi coloniali.

 

Oggi il Paese rimane ancora sotto il controllo della Francia, ma soprattutto degli USA e delle organizzazioni internazionali. Proprio gli USA, dopo il disastroso terremoto del 2010, sulla base del piano denominato TPS (Temporary Protected Status, creato nel 1990) stanno fornendo ospitalità straordinaria ai rifugiati ambientali fuggiti da Haiti. Pochi giorni fa, l’amministrazione di Donald Trump ha annunciato la fine del piano di protezione e, entro il 22 luglio 2019, il rimpatrio di quasi 60.000 haitiani attualmente residenti negli USA, adducendo che ad Haiti non esistono più le gravi e straordinarie condizioni venutesi a creare con il terremoto.

 

L’attuale Presidente Jovenel Moise, il 18 novembre scorso, anniversario della battaglia di Vertières la quale assicurò l’indipendenza di Haiti dalla Francia, ha reintrodotto l’esercito haitiano. Quest’ultimo fu smantellato nel 1995 dall’allora Presidente Jean-Bertrand Arisitide, il cui governo fu precedentemente rovesciato proprio dai suoi militari. Oggi il nuovo esercito conta solo 150 reclute, ma è prevista una forza dai 3 ai 5.000 uomini per i quali il governo spenderà 8,5 milioni di dollari nel 2018. Più che una manovra di politica di difesa dello Stato, sembra essere un serbatoio di occupazione pilotata, in un paese con un alto tasso di disoccupazione. Il Presidente Moise, eletto lo scorso febbraio sulla base di una scarsa partecipazione al voto (solo il 20% degli aventi diritto), deve già difendersi dalle accuse di corruzione. La nascita del nuovo esercito nazionale e soprattutto le spese previste, sono state accompagnate da numerose proteste che cavalcano le indagini relative a presunti furti di fondi internazionali arrivati ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Altre indagini, invece, sembrerebbero rivelare come politici haitiani siano coinvolti in affari miliardari con Petrocaribe, l’alleanza tra il Venezuela e altri paesi caraibici per la compravendita di greggio a condizioni di pagamento preferenziali. Al contrario, durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre a New York, è lo stesso Presidente Moise a dichiarare che “la corruzione in tutte le sue forme atrofizza l’economia, minaccia profondamente le istituzioni politiche e destabilizza il tessuto sociale: la corruzione è un crimine contro lo sviluppo”.

 

Era il dicembre del 2016 quando, in chiusura del suo mandato, Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, dichiara pubblicamente di non aver fatto abbastanza riguardo il contenimento della diffusione del colera ad Haiti. Si tratta di una triste vicenda che risale all’intervento dell’ONU dopo il terremoto del 2010: un’epidemia di colera ebbe origine sulle colline centrali del paese e si diffuse rapidamente; in pochi anni la malattia portò alla morte ufficiale di quasi 10.000 haitiani (molti di più secondo le stime ufficiose). Il tutto cominciò nei pressi di Mirebalais, dove un accampamento ospitava 454 caschi blu arrivati dal Nepal. Le acque di scarico dei rifiuti di origine umana dell’accampamento defluivano direttamente nel fiume Meille e molto probabilmente contagiarono i residenti della borgata a valle che usavano l’acqua del fiume per lavarsi e per le pratiche domestiche. Proprio in Nepal, nello stesso periodo, era in corso un epidemia di colera. Dopo molte pressioni legali (giuridicamente inutili, in quanto l’ONU gode di immunità legale) e internazionali, l’ONU ha dichiarato un possibile “coinvolgimento” e ha ufficializzato le sue scuse per bocca del Segretario, il quale ha anche annunciato un futuro pacchetto da 400 milioni di dollari per affrontare il problema.