Le Leggende sulla Basilicata: Eterne Prigioni 

Storie d'amore incondizionato. Destini dannati. Prigioni perpetue … Leggende e Folklore della Basilicata ...

Lo scrittore Carlo Levi, una volta fornì una descrizione della Basilicata: la definì infatti come "un paese ignoto. Ignoti i linguaggi, lavori, fatiche, dolori; problemi antichi non risolti. Un mondo immobile, altero, presente e passato allo stesso tempo, in cui le possibilità sono chiuse ma infinite".

L'attualità in Basilicata coincide con l'eternità: la difficoltà di comunicazione e la scarsità delle strade, infatti, hanno tenuto per secoli i viaggiatori alla larga da questa regione. Essa così riesce ancora a conservare gelosamente i resti di un mondo che non esiste più … quasi una seconda Italia, più piccola ma non meno interessante, né inferiore per bellezza di paesaggi ed epicità di ricordi. Un'esistenza condotta nell'ombra, senza far rumore; un contegno e una riservatezza che rendono l'aria che si respira rarefatta e sospesa. Tutto è dimenticato, anzi, è apparentemente dimenticato.

Noi non sappiamo molto della Basilicata, ma non perché non ci interessi, bensì perché non ci è dato sapere. In questo microcosmo di paradossi accade così che a volte si rimanga, come dire, incastrati, bloccati, senza via di fuga, come prede non meritevoli di perdono, in balia del tempo.

Una di queste prede si trova in un vecchio palazzo nel cuore di Bernalda, in provincia di Matera: l'edificio, tuttora abitato, è noto come Palazzo Micca. Un tempo vi abitava a un gruppo di famiglie, le quali si occupavano di coltivare i terreni del proprietario dell'edificio in cambio di ospitalità. L'uomo però prima di morire nascose tutta la sua ricchezza, un ingente tesoro, in un posto segreto all'interno del palazzo. Secondo la leggenda, per trovare il tesoro è necessario il sacrificio di un bambino non battezzato. E sempre secondo la leggenda, un giorno una zingara si intrufolò nel palazzo, con la scusa di pettinare una ricca signora che vi abitava. Conoscendo bene la storia del tesoro, la zingara finì col rapire la figlioletta in fasce della donna; la portò via dalla madre, e per anni nessuno riuscì a trovarla. Accadde però che, ormai cresciuta e accampata con gli zingari fuori da Bernalda, la figlioletta udì le campane del paese suonare a morte. La zingara allora le rivelò la verità su sua madre, aggiungendo che era proprio lei ad essere spirata. La ragazza decise di porgerle l'ultimo saluto: si addentrò in paese, si unì al corteo funebre, e giunta accanto alla bara sussurrò queste parole: “Tu eri il tralcio e io ero l'uva; di denaro ne avevi senza misura, ma non hai saputo indovinare la mia ventura”. Udita questa frase, uno dei figli della donna - quindi uno dei fratelli della ragazza - riconobbe immediatamente la sua identità. Si avvicinò e la pregò sempre più animatamente di restare in paese; ma di fronte all'ennesimo rifiuto il fratello fu accecato dalla rabbia e sparò alla ragazza, freddandola nel centro del paese. Tutto questo dolore generò una maledizione perpetua. A Palazzo Micca esiste una finestra murata, e secondo la leggenda lo spirito della madre siede davanti al davanzale, in attesa di una figlia che non tornerà mai più.

L'amore è una motivazione è davvero forte. Si dice che per amore chiunque sarebbe disposto a tutto. L'amore di una madre per una figlia, certo, ma anche quello di una fanciulla per il suo spasimante. Per quasi un secolo, dal ‘500 al ‘600, la famiglia Morra era tenutaria del castello di Valsinni. La più giovane della famiglia, la poetessa Isabella, si era innamorata del nobile spagnolo Diego Sandoval de Castro, già sposato però con una nobildonna napoletana. La famiglia di Isabella non approvava questa relazione, non tanto perché Diego era già sposato, quanto perché era un nemico della famiglia Morra. I fratelli della fanciulla, così, tesero un'imboscata in gran segreto: una volta attirato in una radura, pugnalarono a morte il futuro cognato. E non si fermarono qui: tornati al castello, rapirono Isabella e la rinchiusero nella torre più alta. Poco tempo dopo la fanciulla morì. Pare che il cadavere sia stato ritrovato, per poi sparire in circostanze misteriose. C'è chi dice che il fantasma di Isabella viva ancora nel castello di Valsinni; alcuni giurano di averla vista vagare per i bastioni, oppure sulla riva del fiume lì vicino; altri invece affermano di aver sentito pianti sommessi e urla strazianti. Secondo la leggenda, Isabella starebbe ancora cercando una via d'uscita, il coronamento del suo amore, la presenza del suo amato.

Una storia simile è anche quella di Elena Ducas, un tempo signora del castello di Lagopesole, in provincia di Potenza. La giovane si era innamorata di un cavaliere di nome Manfredi, pur essendo sposata al nobile Carlo D'Angiò. Il marito, accecato dalla gelosia, la fece rinchiudere nella stanza più alta del castello, isolandola dal mondo. Si dice che ancora oggi la si possa vedere, nelle giornate di sole, affacciata alla finestra, che osserva l'orizzonte aspettando il suo amato. Si dice però anche che Manfredi - il quale morì in battaglia - si aggiri per i campi antistanti la tenuta, cercando un modo per salvare la giovane Elena...

https://youtu.be/6v6uZ2VDDz8

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