Lo scivolone sulla birra di Gordon Ramsay potrebbe costargli caro in credibilità

https://youtu.be/yWRA0ZfpA8E

Gordon Ramsay non ha capito come funziona il karma. Perché se costruisci la tua fama di chef inflessibile alla ricerca della qualità sempre e comunque, inondando chi non segue i tuoi dettami di insulti e cattiverie, poi te le becchi per reazione al primo errore che fai. Se non è un errore ma un motivo pubblicitario, ancora peggio: sei un mercenario cui non credere mai più. Chef Ramsay ha la carriera rovinata definitivamente? Solo un po’ ammaccata, per ora. La discussione feroce tra i suoi estimatori è nata dopo il video promozionale di una marca di birra della Corea del Sud che in maniera molto educata (such British politeness) il Guardian definisce “insipida”. La colpa di Gordon? Quella di definire la Cass una birra “grandiosa” nella pubblicità. Che esagerato questo chef stellato. E in epoca di social media, basta una mera pubblicità a intaccare come muffa la credibilità di una vita, visto che fan e troll di Gordon Ramsay non aspettavano che l’occasione per attaccarlo pubblicamente. “Forse è la peggiore birra del mondo” si legge tra i commenti riportati dal giornale inglese. Ma Gordon Ramsay chef non è certo uno che sta lì ad aspettare gli insulti altrui, quindi ha dato fondo alla sua (scarsa) diplomazia per salvare capra, cavoli e birra. “Mi sono innamorato del cibo coreano e non c’è bisogno di accompagnarlo ad una birra sensazionale supersofisticata che costi una fortuna” si è giustificato prontamente lo chef di Hell’s Kitchen UK coi giornalisti di Seoul, come riporta il Korea Herald. A quanto pare Ramsay avrebbe apprezzato il fatto che quella birra è un po’ la bevanda del popolo, leggera quanto basta per soddisfare la voglia alcolica ma anche perfetta per reggere tutte le spezie del cibo coreano.

 

 

Motivo? In generale in Corea le birre hanno meno malto rispetto alle corpose pinte che si servono in Inghilterra e in Europa, quindi hanno un sapore molto più light e delicato. Una sonora Guinness, tanto per restare in terre anglofone, cozzerebbe troppo con le esplosioni di sapore della cucina coreana, che tra spezie, erbe e fogliame vario è davvero molto robusta. Gordon Ramsey ha voluto sottolineare proprio questo: lui conosceva la birra da tempo. “La bevevo già prima della pubblicità, quando mangio coreano non cerco la birra più costosa. Serve una birra leggera, fresca, qualcosa che non debba mettersi in mostra. Questa è la cosa importante, per me” ha aggiunto in una dichiarazione al JoongAng Daily. Ma lo scivolone ormai c’è stato e a perdere di credibilità è proprio lui, Gordon Ramsay: un conto è comprare una birra di scarsa qualità per godersi il cibo tra le pareti di casa propria, lontano da sguardi indiscreti (a meno di instagrammate), perché piace, semplicemente, o la si reputa la scelta migliore per quel cibo. Un conto è prestarsi ad una pubblicità ricevendo giusto compenso, venire attaccato per il contenuto e giustificare ampiamente l’endorsement elencando qualità laddove non ci sono. Se un prodotto non è granché, resta tale anche se a te piace. Ognuno di noi ha i suoi guilty pleasures, Gordon, ti possiamo capire davvero su junk food e schifezze da craving notturno. Ma avresti fatto meglio a tacere. O a replicare con un duro e crudele “mi pagano per dirlo, la mia opinione personale qui non conta”. Avresti separato il Gordon Ramsay chef dal Gordon testimonial salvando la tua disperata ricerca di qualità. Diciamo che ci hai provato ma ricorda: la prossima volta, rileggiti la vicenda del tuo collega Carlo Cracco con le patatine. E trattieni qualche f**k di prammatica.