Le Leggende sulla Calabria: Canti Di Sirena

Una maga potente che inganna un condottiero. Tre creature dannate che causano sofferenza. Un drago che terrorizza un borgo. Caliamoci fra gli esseri mitologici del folklore calabrese...

Quando fu il giorno della Calabria, Dio si ritrovò in pugno 15000 chilometri quadrati di argilla verde con riflessi viola. Il Signore si mise quindi all'opera e diede alla Sila il pino, all'Aspromonte l'ulivo, a Nicotera il fico d'india, a Rosarno l'arancio, a Tiriolo le belle donne, al Crati l'acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l'oleastro, alle spiagge la solitudine, e all'onda il riflesso del sole.

Così descriveva la Calabria il poeta Leonida Repaci. Così parlava della sua terra, la punta dello stivale, una lingua viva che si estende sul mediterraneo, come un faro per i viandanti. C'era un tempo in cui la Calabria era la culla della vita, al centro della Magna Grecia. Si ergeva con fierezza, tenera e coraggiosa, contegnosa e autorevole. Una casa sempre aperta, un cuore che palpita, la natura che si addolcisce poco a poco, e la mano dell'uomo che la rende feconda. Un arcobaleno che cinge le montagne, mentre il peperoncino cresce e matura al sole. In un certo senso è come se tutta la Calabria fosse permeata da uno strano incantesimo: un incantesimo di cui si parlava già millenni fa, quando il Sole ancora ardeva la Terra, e le creature mitologiche vivevano allo scoperto.

C'è un legame fortissimo tra questa regione e la mitologia. Esiste ad esempio la leggenda di Ruggero d'Altavilla, un nobile condottiero vittima di un terribile sortilegio: si dice che durante le invasioni barbariche l'orda di conquistatori guidato da Ruggero fosse giunta sulle rive del Mar Ionio, sullo stretto, nella città di Reggio Calabria. Guardando all'orizzonte i barbari videro un isola, la Sicilia, e quel monte fumante che si sarebbe chiamato Etna. Ruggero d'Altavilla si chiese così come fare a raggiungerlo, trovandosi privo di imbarcazioni, di fronte a una vasta porzione di mare aperto. Ed ecco che in suo soccorso arrivò una donna bellissima, di una bellezza misteriosa, quasi irreale; la donna si offrì di aiutare il condottiero, donandogli l'isola intera. Ruggiero accettò prontamente la proposta, e quella donna con un cenno fece scomparire e riapparire la Sicilia a due passi: era così vicina che il condottiero poteva scorgerne le spiagge, i monti, e persino le navi nel porto. Euforico ed esultante, così, Ruggero d'Altavilla si gettò in acqua, convinto di poter raggiungere l'isola con due bracciate; ma il nobile condottiero affogò miseramente. L'incantesimo si era spezzato per sempre. Davanti alle truppe inorridite la donna misteriosa si rivelò essere la Fata Morgana, un'entità potente e malvagia che aveva creato un miraggio per ingannare i barbari. Si dice che ancora oggi, recandosi sul lungomare di Reggio Calabria, sia possibile di tanto in tanto vedere una figura femminile alta e slanciata che passeggia sola lungo la spiaggia deserta, e scompare nel mare.

Già, il mare ... Il mare della Calabria è fai più belli e invidiati del nostro paese; non sorprende quindi che proprio in mare, fra le acque cristalline e beate, sia nata una specie, del tutto singolare, di creature bellissime, irresistibili in apparenza, esseri metà donne e metà pesce. Queste fanciulle sono le Sirene. Si dice che le sembianze delle Sirene fossero in realtà una punizione, in quanto le giovani si erano rifiutate di aiutare Demetra, dea dei raccolti, che voleva ritrovare la figlia Persefone, la quale era stata portata negli Inferi da Ade.

Ad ogni modo, tra queste sfortunate creature c'erano tre sorelle: Ligea, Leucosia e Partenope. Le fanciulle passavano il loro tempo a cantare sugli scogli, inventando armonie, e ammaliando i marinai che passavano da quelle parti. Le loro voci erano irresistibili... letteralmente. Perché non esisteva uomo sulla faccia della terra che non ne fosse attratto. Quanti marinai annegati per raggiungerle a nuoto! Quanti pescatori dispersi tra le onde!

Ma un giorno un uomo osò sfidarle: si chiamava Ulisse. Stava ritornando a Itaca. Ulisse sapeva del potere delle tre sorelle e decise di tapparsi le orecchie con della cera: in questo modo avrebbe potuto vederle e sentirle, ma non abbastanza per restare ammagliato. Le tre sorelle, così, umiliate nell'amor proprio, negate della ragion stessa di esistere, si gettarono nelle acque più profonde; e lì, a causa della loro parte umana, annegarono. Le onde del mare scaraventarono i loro corpi e li trascinarono in punti diversi dell'Italia. Leucosia finì dove sorge l'attuale Paestum; Partenope invece nell'attuale Napoli; e la più giovane, Ligea, fu recuperata nel Golfo di Sant'Eufemia, presso l'odierna Lamezia Terme. La morte di quella fanciulla rattristò gli abitanti della zona al punto che decisero di seppellirla. Si dice che i resti della sirena ancora oggi siano da qualche parte sotterrati nei pressi del fiume Bagni.

Ma oltre al mare, in Calabria è maestosa la presenza delle  montagne. La dove gli Appennini finiscono, esiste un borgo fantasma: si chiama Roghudi, ed è situato lungo una strada impervia che s'inerpica sull'Aspromonte. A Roghudi esiste una formazione geologica chiamata Rocca del Drago; secondo la leggenda vi dimorava appunto un drago, una creatura spietata, confinata lì da un dio malevolo. Il drago terrorizzava gli abitanti del borgo con le sue incessanti richieste di bambini da divorare. Si dice che non vi fosse nulla che potesse tenerlo a bada, e che questa malefica presenza non sia mai stato del tutto sconfitta. Gli abitanti del borgo infatti ebbero la peggio e furono costretti a scappare durante la notte, mentre la bestia dormiva. Quanto al drago, si narra che sia ancora lì, nascosto sotto le rovine del paese, in attesa, ma mai dormiente.

https://youtu.be/uFALVWiLKoA

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