L’incidente del passo di Dyatlov, un mistero irrisolto - L'Inspiegabile

Sei pronto? Mettiti comodo noi abbiamo il potere di plasmare la tua visione attraverso la nostra immaginazione. Per i prossimi minuti, saremo noi a controllare ciò che vedi e senti. Chiudi gli occhi queste sono le storie vocali. Questa che state per ascoltare è la prima puntata del nuovo format storie vocali. Un progetto che è nato non solo su richiesta di moltissimi di voi ma anche dall'idea che quella voce e con i suoni è più facile immaginare. L'immaginazione può creare mondi davvero straordinari. Ci tengo a sottolineare che questo format sarà solo un qualcosa in più rispetto alla programmazione tradizionale dell'inspiegabile dove l'edizione video è un elemento importante. In questo caso sarà l'audio a farla da padrone. La voce, le musiche, i suoni, saranno i motori che daranno vita ai personaggi, alle situazioni e alle storie che ti racconterò. Storie vocali è anche frutto della collaborazione con un canale che molti di voi già conoscono: Paranormal Zone. Gianmarco, il suo leader, mi aiuterà infatti a dare vita a quei suoni e di tanto in tanto mi accompagnerà anche nella narrazione. Oggi inizieremo con una storia davvero agghiacciante. Quella di un mistero famosissimo, che ancora oggi è considerato irrisolto.

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L'incidente del passo di Dyatlov, avvenuto nel 1959 è uno di quei fatti, che sebbene sfortunati, possono accadere in determinate situazioni. Nove sciatori che, perdono la vita, in una difficoltosa attraversata in condizioni estreme. I dettagli però di quell'incidente sono davvero incredibili. Cosa sarà successo realmente? Ecco quindi l'incidente del passo di Dyatlov un mistero risolto. Il 28 gennaio 1959 un gruppo di studenti e laureati dell'istituto politecnico degli Urali, partì per una spedizione. L'obiettivo della stessa era raggiungere la cima di una montagna di 1.182 metri. Questo cammino in quella stagione dell'anno era considerato particolarmente difficile e rischioso. L'esperienza del gruppo però sembrava sufficiente per affrontare la sfida. Con i diari e le macchine fotografiche che sono state trovate nel loro ultimo accampamento è stato possibile tracciare il percorso del gruppo fino al giorno prima dell'incidente. Il 31 gennaio i ragazzi raggiunsero i piedi della montagna, iniziarono a prepararsi per la salita. Sembra che progettarono di attraversare il passo e di raggiungere l'accampamento situato sul lato opposto, la notte seguente. A causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche, della neve, della conseguente diminuzione della visibilità, persero l'orientamento e si diressero verso ovest. Quando capirono di essersi sbagliati, decisero di fermarsi e di accamparsi proprio dove si trovavano. Uno dei ragazzi, Dyatlov, si era messo d'accordo con il suo club sportivo che una volta tornato a Vishay, avrebbe avvisato tramite un telegramma. Quel telegramma però, non arrivò mai. Dopo una settimana senza notizie, le famiglie dei ragazzi chiesero aiuto. Si iniziò una spedizione di salvataggio. Quello che avrebbero scoperto di lì a poco li avrebbe lasciati senza parole. Il 26 febbraio 1959 la tenda dei ragazzi viene finalmente avvistata. Era stata aperta dall'interno e la maggior parte di loro era fuggito scalzo, in calzini. Da lì, una scia di orme discendevano fino ad un bosco limitrofo. Ai margini del bosco, sotto grande vecchio pino, i ricercatori trovarono i resti di un falò. Accanto allo stesso, due corpi senza vita, scalzi e in mutande. Apparentemente avevano cercato di arrampicarsi sull'albero perché i rami bassi erano spezzati e sembravano essere caduti all'indietro. Ciò spiega anche perché c'erano sangue e pezzetti di pelle sul tronco dell'albero e le loro mani erano gravemente ferite. Tra il pino e il campamento vennero poi trovati altri tre corpi. Quelli di Dyatlov, Kolmogorova e Slobodin. Igor Djatlov anche lui sdraiato sulla schiena, aveva un ramo di betulla in una mano e con l'altro sembrava proteggere o difendere la sua testa da qualcosa. Slobodin disteso a faccia in giù, aveva un buco di circa 2 cm nel cranio. Non era una ferita mortale, quindi anche lui doveva essere morto d'ipotermia. Kolmogorova viene trovato vicino alla tenda. I suoi capelli erano grigi e la sua pelle era arancione. Un punto a cui dapprima, non venne data molta importanza. La ricerca degli altri tre spedizionieri, durò per più di due mesi. Furono trovati finalmente il 4 maggio sepolti sotto quattro metri di neve all'interno del bosco. Da lì, si iniziò a cercare di far luce sul caso. Un esame medico, effettuato sui primi corpi incontrati, non incontrò lesioni che avrebbero potuto causarne la morte quindi il decesso viene attribuito ad ipotermia. Un esame dei corpi incontrati in maggio però, cambia le carte in tavola. Tre di loro avevano subito ferite mortali. Una delle ragazze venne trovata senza lingua e i suoi vestiti presentavano un alto livello di radioattività. Il corpo di uno dei ragazzi, Alexander, si presentava senza denti con capelli grigi. All'esterno il loro corpo non presentava grandi ferite ma le lesioni interne erano davvero gravi, un po' come se fossero stati investiti da una macchina o sottoposte a una grande pressione. Le prove, fecero capire che i ragazzi erano stati obbligati a lasciare la tenda mentre dormivano. In fretta senza avere il tempo di coprirsi adeguatamente e riassumendo la situazione era questa. Sei membri del gruppo morirono di ipotermia e tre di incidenti mortali. Non c'erano indicazioni di altre persone nelle vicinanze a parte i 9 viaggiatori. La tenda era stata strappata dall'interno. Le vittime erano morte da sei a otto ore dopo il loro ultimo pasto. Tutti i membri del gruppo avevano lasciato il campamento di propria volontà e apparentemente per scappare da qualcuno o qualcosa. Sui vestiti delle varie vittime furono rilevati alti livelli di radioattività. Se ciò non fosse sufficiente, dopo i funerali, i familiari delle vittime affermarono che la loro pelle aveva un colore arancione o marrone molto strano. Nella tenda poi, furono trovati una cintura e degli occhiali che non sembravano appartenere al gruppo e che non si riusciranno mai ad attribuire a nessuno dei partecipanti alla spedizione. Come c'era da immaginarselo le ipotesi che vennero fatte per far luce sul caso sono numerosissime ma nessuna di esse è in grado di ricostruire con esattezza il fatto. La mancanza di lingua e denti nelle vittime fu attribuita presumibilmente all'attacco da parte di un animale. Ma se così fosse, perché i corpi non presentavano ferite esterne? Un animale forse non sarebbe arrivato a cibarsi della sua preda? La radioattività sui vestiti, venne attribuita all'esplosione di una fabbrica di missili in una zona non molto lontana da quella del ritrovamento dei corpi. Ma anche qui, non esistono prove che quella fosse la ragione della contaminazione. In poche parole, le spiegazioni più logiche non riuscivano a chiarire tutti i dettagli del ritrovamento. Quindi cosa successe realmente quella notte? Da cosa stavano scappando quei ragazzi? Ma soprattutto, a cosa si doveva il colore della loro pelle? Le lesioni interne? La mancanza di denti e lingua? In molti cercarono una soluzione definitiva al mistero e attualmente esiste una vera e propria fondazione che sta ancora lottando, per ricevere una risposta. Sono decenni ormai, che questo caso è stato archiviato, ma le famiglie delle vittime vogliono sapere la verità e chiedono a gran voce la riapertura del caso. Tuttavia, anche se il caso venisse riaperto, le prove a disposizione sarebbero sufficienti, per venirne a capo? Oppure questo è uno di quei misteri che dobbiamo accettare come tale.