Pallavolo
Ti ho amato dal momento che ho preso quel pallone in mano. Ti ho amato fin da quando si giocava in un vecchio deposito che assomigliava solo vagamente ad una palestra. Un impianto auto costruito, l’illuminazione precaria, misure non regolari, palloni di pesantissimo cuoio. Mi hai fatto sentire il profumo di palloni, palestre e palazzetti. Conoscere compagni magnifici ed avversari tenaci. Ti ho amato anche per il sudore, ferite, infortuni e dolori, per quel modo di esultare tra di noi e con gli amici che ti seguono. Mi hai fatto gioire e piangere, per vittorie e sconfitte, e mi hai portato a obiettivi che a volte credevo impossibili. Raccogliere il pallone prima che cadesse a terra, in fondo, era il mio modo di dimostrarti la passione che ho provato per te. Mi hai dato tanto, amicizie e legami che hai costruito in me e che rimangono nel tempo anche se son passati decenni. La mia testa, il mio cuore, la mia passione sono forti tutt’ora dopo anni che non gioco più, che il fisico non me lo permette. Ogni volta che incrocio qualcuno con cui ho condiviso esperienze e fatiche, anche da avversario mi commuovo rivivendo dentro di me quelle emozioni. Ora vivo nei progressi degli altri a cui insegno questo sport bellissimo, questa passione avvincente . Non importa che sia un pallone di plastica, colorato, sintetico, regolamentare, le sensazioni che quella palla mi suscita sono sempre forti. Sono passati gli anni ma il calore resiste. A volte solo sapere che qualcuno ha giocato a pallavolo o che racconta della pallavolo mi intenerisce, mi rende quasi automaticamente amico o di famiglia. Caro volley, ti ringrazio di tutto.