Cotard : La sindrome che ti fa credere di essere Morto

Come reagiresti se all'improvviso, da un giorno all'altro, ti convincessi di essere morto? Può sembrarti assurdo, ma è proprio questo quello che accade nella sindrome di Cotard, conosciuta anche come “Sindrome del cadavere che cammina”.

Forse la conosci… Si suppone che derivi da una interruzione patologica delle fibre nervose che connettono il centro delle emozioni alle aree sensoriali. In tal modo nulla riesce più ad avere una qualche rilevanza emotiva per il paziente, al punto che l'unico modo per spiegare razionalmente questa totale assenza di emozioni rimane quello di credere di essere morto. Il soggetto si convince dunque di essere deceduto, seppur vivo e in perfetta salute. Ha allucinazioni uditive, perde il senso del gusto e assieme l'esigenza di dover mangiare o bere. Diventa totalmente apatico e vede il suo corpo privo di alcuni organi, in molti casi già decomposto. La cosa più inquietante di questa patologia però non è questa, ma il fatto che chi ne soffre alcune volte tende a vedere anche chi ha accanto nelle sue stesse condizioni. Per chi è affetto dalla sindrome di Cotard è praticamente impossibile distinguere realtà e finzione: le due cose si mescolano, e gli sfortunati si sentono come imprigionati in un limbo, da cui l'unica via di fuga sembra essere il suicidio.

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Com’è bello il canto dei cardellini! Credo sia una delle cose più dolci Eppure non mi rallegra né mi rattrista ... un po' come il thè nero ... ancora pagherei per un sorso ... ma so che sentirei acqua ... nient'altro che acqua. Sento solo il sapore dell'acqua. Non sento neanche più il suo profumo, il calore della sua pelle ... non sento niente, nemmeno il battito del mio stesso cuore. L'unica cosa che riesco a sentire bene è l'odore di marciume, il mio corpo che si deteriora attimo dopo attimo. Ormai devo essere in uno stato di putrefazione avanzato: è disgustoso. Pensavo che la morte fosse un riposo eterno. Allora, dannazione, perché non dormo? Perché non riesco a chiudere occhio? Non fanno che chiamarmi in continuazione “Vieni! … Vieni!”. Sussurrano … Lei non li sente perché si confondono tra gli alberi nel vento, insieme al fruscio delle foglie … ma se si ascolta bene, se ci si concentra, allora si sente: “Vieni! Vieni!” Vogliono che vada da loro, è chiaro.

Questo mondo non è il mio: io non appartengo più a questa realtà ... è inutile che mi ostini a credere il contrario. Sono solo l'ombra del passato che rivendica ancora la propria esistenza. Un ricordo che va lentamente svanendo nel presente, nient'altro. Forse appartengo ad un sogno. Sì. E Lucy,  nostra figlia, non ha accettato ancora la nostra morte. Lei ci sta sognando … ecco perché siamo qui. E’ lei che ci trattiene. Oh mia piccola Lucy … Se solo sapessi quando un tempo ti ho amata. Se solo sapessi quanto è forte il desiderio che hai il tuo papà di vederti diventare grande, di insegnarti andare in bici, di portarti allo zoo come ti avevo promesso, di aiutarti a spegnere quelle tue 5 candeline, restare con te ... Accidenti ... cosa diamine mi prende? Non posso farti questo, non posso! Tu devi andare avanti, bambina mia. Tu devi riuscire a dimenticarci. Tua madre piange, lei non vuole, ha paura credo… Non capisce che è anche per il suo bene … Le sue condizioni non sono migliori delle mie, ma non se ne rende conto. Pensa ancora di essere viva. Una donna viva a cui resta poco più che lo scheletro … mi fa quasi tenerezza. Le accarezzo i pochi capelli che le rimangono, e le dico che andrà tutto bene. Presto tutto sarà finito.

Prendo il cemento e lo metto sul primo mattone. Lei cerca di fermarmi, non smette di dimenarsi. Iniziamo una specie di lotta, finisce per mordermi il polso, ma non sento male … Metto il secondo mattone, mi graffia una mano … metto il terzo mattone e stremata mi guarda senza dire niente. Metto il quarto mattone, prova a parlarmi, mi dice cose che davvero non capisco, poi mi implora di fermarmi. Va così fino all'ultimo mattone. Quando lo metto e blocco l'ultimo spiraglio di luce, alza gli occhi verso il cielo. Un raggio di solo le accarezza la faccia ... con un filo di voce pronuncia il tuo nome … Lucy. Anche io penso a te, la stringo a me, non si vede più nulla. I loculi visti dall'interno sono simili alla parte più profonda, quella dove nessuno vuole andare, quella dove finiscono i colori. Intorno a noi c'è solo il buio. Non la posso vedere, ma so che sta piangendo. La sento tremare. La stringo più forte, ho bisogno di sentirla vicina ... per la prima volta, dopo tanto, mi sento sereno. Chiudo gli occhi. Presto, distesi così, ci verrà sonno, presto riposeremo in pace.

Il sole cala sul cimitero desolato. Davanti a una tomba un’orfana vestita di nero regge da ore una torta al cioccolato. Ha visto tutto quello che non si vuole vedere ... ha sentito tutto quello che non si vuole sentire. Si siede contro un muro di cemento ancora fresco. ha gli occhi lucidi … li chiude ...qualcosa, forse il vento, prende a soffiare. Lentamente, 5 candeline vengono spente…

La cosa che più mi affascina di queste patologia è come ci spinge a riflettere su quanto sia fragile la natura umana ... su come la sola realtà possibile sia quella che decidiamo di credere. Oggi siamo un po' tutti affetti da una lieve sindrome di Cotard. Sempre di più mi accorgo quanto l'essere umano sia diventato incapace di sentire i sentimenti. L'empatia sembra essere diventata quasi un miraggio, sostituita da un cinismo dilagante che prima o poi dovrà pur arrestarsi ... si spera.

La gente pensa che l’horror sia un genere di nicchia, di pura fantasia ... un mostro che ti faccia saltare in piedi dalla paura e che ti drizzi i capelli … Ma l’horror non è solo questo. Non è solo un genere cinematografico, ma il risultato di eventi che ti scombussolano, scuotono le vite di chi le ha vissute sulla propria pelle. L’horror è una brutta sensazione, l’horror è quando hai paura di qualcosa che possa accadere nella tua vita. Siamo tutti, in un modo o nell'altro, immersi in questo genere.