Arrampicata - Free-Solo | El Cap - Parco Nazionale dello Yosemite | California. "Il più bel giorno della mia vita!" 
Alex Honnold: ecco come ho scalato una parete verticale di 3.000 piedi, senza corde ... 

Immagina di essere da solo nel punto morto di una scogliera verticale di 3.000 piedi - senza una corda che ti trattiene se cadi. Per lo scalatore professionista Alex Honnold questa scena da capogiro ha segnato il culmine di un sogno che durava da un decennio. In questo video, di TED a Vancouver - BC - Alex racconta la storia di come ha domato l'El Capitan di Yosemite, completando una delle più pericolose salite in solitario di sempre.

https://youtu.be/6iM6M_7wBMc

http://www.ted.com
https://www.youtube.com/TED

Traduttore: Ludovica Harley
Revisore: Elena Montrasio

Buonasera, vorrei mostrarvi 30 secondi del più bel giorno della mia vita.
(Applausi)
Quello era El Capitan, nel Parco Nazionale dello Yosemite, in California e in caso non si vedesse, mi stavo arrampicando solo, senza corda, un tipo di arrampicata nota come free-solo. Questo è stato l'apice di un sogno di quasi un decennio, e nel video mi trovo a quasi 800 metri dal suolo. Spaventoso? Sì, lo è, ed è per questo che per tanti anni ho sognato di scalare El Cap senza mai farlo davvero. Ma il giorno in cui fu girato il video, non fu affatto spaventoso. Mi sembrò tranquillo e naturale come una passeggiata nel parco, cosa che molti stavano facendo a Yosemite quel giorno. Oggi vi vorrei parlare di come ho fatto a sentirmi così tranquillo e come ho superato la paura.

Racconterò brevemente come sono diventato scalatore, e poi vi racconterò delle mie due scalate più significative. Entrambe di successo, motivo per cui sono qui.
(Risate)
Se la prima mi ha lasciato molto insoddisfatto, la seconda, El Cap, è stato il giorno più appagante della mia vita. Attraverso queste due scalate, vedrete come riesco a gestire la paura.

Ho iniziato ad arrampicarmi in palestra a circa 10 anni, la mia vita è ruotata intorno all'arrampicata per più di vent'anni. Dopo quasi un decennio di arrampicate in spazi chiusi, mi sono spostato all'esterno e pian piano ho iniziato il free-solo. Con il tempo mi sono sentito più sicuro e lentamente ho scalato pareti più grandi e impegnative. In molti hanno praticato free-solo negli anni, e sono stati fonti di ispirazione. Entro il 2008 avevo ripetuto molte delle loro scalate nello Yosemite.

Iniziai a immaginare di esplorare territori nuovi. La prima scelta ovvia fu l'Half Dome, una parete iconica alta 600 metri che domina la parte est della valle. Il problema, nonostante il fascino, era che era troppo grande. Non sapevo bene come preparare una potenziale scalata in free solo. Decisi di saltare i preparativi e di andare lassù e vivere un'avventura. Pensai che sarei riuscito a cavarmela, cosa che, ovviamente, non fu la strategia migliore. Almeno l'avevo già scalato con la corda con un amico due giorni prima giusto per essere sicuri di sapere la strada e di potercela fare fisicamente. Ma quando tornai lì, da solo, due giorni dopo, decisi di non andare da quella parte. Sapevo di una variazione di 100 metri che aggirava uno dei punti più difficili della salita. Decisi di saltare la parte difficile e prendere la variazione, nonostante non l'avessi mai scalata, ma iniziai subito a dubitare di me stesso. Immaginate di essere soli al centro di una parete di 700 metri, a chiedervi se vi siete persi.
(Risate)
Fortunatamente, ero sulla via giusta e tornai sul percorso. Ero leggermente scosso, anzi piuttosto scosso, ma cercai di non lasciarmi influenzare troppo perché sapevo che la scalata più difficile sarebbe stata in cima. Dovevo rimanere calmo. Era una stupenda mattina di settembre, e mentre salivo in altezza, sentivo i turisti chiacchierare e ridere sulla cima. Erano passati dal retro, dal sentiero tradizionale da cui pensavo di scendere. Ma tra me e la cima c'era una grande lastra liscia di granito. Non c'erano crepe né margini a cui appoggiarmi, solo piccole increspature su un muro quasi perfettamente verticale. Affidai la mia vita all'attrito tra le mie scarpe e il granito liscio. Salii mantenendo l'equilibrio con cura, spostando il peso avanti e indietro tra le piccole increspature. Ma raggiunsi un punto d'appoggio di cui non mi fidavo. Due giorni prima, c'ero salito sopra, ma ero attaccato a una corda. Ora sembrava troppo piccolo e troppo scivoloso. Dubitavo che il piede avrebbe retto con il peso del corpo. Pensai di mettere un piede di lato, ma sembrava anche peggio. Cambiai posizione e spostai un piede più lontano: ancora peggio. Mi prese il panico. Sentivo la gente ridere sulla cima proprio sopra di me. Avrei voluto essere ovunque ma non su quella lastra. La mia mente correva in ogni direzione. Sapevo cosa dovevo fare, ma avevo troppa paura. Dovevo solo alzarmi sul piede destro. E dopo quello che sembrò un'eternità, feci quello che dovevo fare e mi sollevai sul piede destro. Non scivolai, e non morii, e con quello terminò la parte più dura. Da lì mi precipitai fino alla cima. Di solito quando arrivi sulla vetta dell'Half Dome hai corda e attrezzatura addosso, i turisti restano a bocca aperta e vogliono farti le foto. Quella volta arrivai in cima a torso nudo, ansimante, su di giri. Ero emozionato, ma nessuno batté ciglio.
(Risate)
Sembravo un escursionista perso, troppo vicino al precipizio. Ero circondato da gente al telefono e che faceva il picnic. Sembrava un centro commerciale.
(Risate)
Tolsi le scarpe aderenti da arrampicata e iniziai la discesa, e fu allora che la gente mi fermò. "Stai camminando scalzo? Che azione estrema!"
(Risate)
Non avevo voglia di spiegare, ma quella sera nel mio diario annotai nel dettaglio la scalata sull'Half Dome, e inclusi una faccina perplessa con una nota: "Fare di meglio?" Ero riuscito nella solitaria e ciò era ritenuto un gran momento nell'arrampicata. Alcuni amici poi ne fecero un film. Ma io non ero soddisfatto. Ero rimasto deluso dalla mia performance, perché sapevo di averla fatta franca. Non volevo essere uno scalatore fortunato, volevo essere un grande scalatore. L'anno successivo non feci più scalate in free-solo, non dovevo abituarmi a fare affidamento sulla fortuna.

Ma anche se non facevo molte solitarie, avevo già iniziato a pensare a El Cap. Era sempre in un angolino della mente: il fiore all'occhiello delle solitarie. È la parete più impressionante al mondo. Ogni anno, per sette anni, mi sono detto: "Questo è l'anno in cui scalerò in solitaria El Cap". E arrivato a Yosemite, guardando la parete, pensavo: "Nemmeno per sogno".
(Risate)
È troppo grande e troppo spaventoso. Ma alla fine ho accettato di mettermi alla prova contro El Cap. Rappresentava la vera maestria, ma io dovevo riuscire a percepirlo diversamente. Non volevo farla franca o riuscire a malapena. Quella volta volevo farlo per bene. Ciò che rende El Cap così intimidatorio è la perpendicolarità della parete. Molti impiegano dai tre ai cinque giorni per scalare i 1.000 metri di granito verticale. L'idea di partire su una parete di quelle dimensioni solo con scarpe e borsa per il gesso sembrava impossibile. Scalare 1.000 metri implica migliaia movimenti diversi di mani e piedi, e sono tanti da ricordare. Ne conoscevo molti grazie al puro allenamento. Ho scalato El Cap forse 50 volte nel decennio precedente, con una corda. Ma questa foto mostra come io preferisca ripassare le mosse. Sono sulla cima e sto per scendere dalla parete con oltre 300 metri di corda per potermi allenare tutto il giorno. Una volta trovate sequenze sicure e ripetibili, dovevo memorizzarle. Dovevo assicurarmi che fossero così radicate dentro di me da non poter sbagliare. Non volevo ritrovarmi a dubitare se era il percorso esatto o se stavo usando le prese migliori. Volevo che tutto fosse automatico.

Scalare con una corda richiede molto sforzo fisico. Devi essere abbastanza forte da reggerti e muoverti verso l'alto. Ma il free-solo è più nella mente. Lo sforzo fisico è più o meno simile. Il corpo scala la stessa parete. Ma rimanere calmi e dare il massimo quando sai che ogni errore può portare alla morte richiede un certo tipo di disciplina mentale.
(Risate)
Non dovrebbe essere divertente, ma se lo è, lo è.
(Risate)
Ho lavorato con la visualizzazione su quella disciplina mentale, che praticamente vuol dire immaginare tutta l'esperienza di scalare la parete. In parte, era per aiutarmi a ricordare tutte le prese, ma, soprattutto, era provare la sensazione di ogni presa e immaginare la sensazione della gamba protendersi e posizionare il piede così. Me la sono immaginata come una coreografia a migliaia di metri di altezza.

La parte più dura del percorso si chiama "The Boulder Problem", a circa 700 metri dal suolo, e richiedeva i movimenti fisici più duri di tutto il percorso: lunghe tirate tra appigli miseri con piedi molto piccoli e scivolosi. Questo è un appiglio misero: un bordo più piccolo della larghezza di una matita, ma verso il basso, che dovevo premere con il pollice. E non era nemmeno la parte più difficile. Nel punto cruciale, con un calcio di karate con il piede sinistro, verso un angolo vicino, una mossa che richiedeva un alto livello di precisione e flessibilità, e ogni sera ho fatto una routine di stretching per tutto un anno prima, per assicurarmi di essere in grado di allungare comodamente la gamba. Mentre mi esercitavo, usavo la visualizzazione per la parte emotiva della solitaria. Cosa succede se arrivo in alto e ho paura? Se sono troppo stanco? Se non ce la faccio a tirare il calcio? Dovevo considerare ogni scenario mentre ero sicuro a terra, così quando sarebbe arrivato il momento di fare i movimenti senza la corda, non avrai lasciato spazio al dubbio. Il dubbio anticipa la paura, e sapevo che non ce l'avrei fatta a muovermi perfettamente con la paura. Dovevo visualizzare e fare pratica, così da non avere dubbi. Ma oltre a ciò, ho immaginato anche la sensazione di non potercela fare. E se, dopo tutta quella preparazione, avessi avuto troppa paura? E se stavo perdendo il mio tempo e non mi sarei mai sentito sicuro in una posizione così esposta? Non c'erano risposte facili, ma El Cap rappresentava così tanto che ci avrei provato e l'avrei scoperto.

Alcune mie preparazioni erano più mondane. In questa foto il mio amico Conrad Anker sta risalendo il fondo di El Cap con uno zaino vuoto. Abbiamo trascorso la giornata scalando verso una crepa specifica nel muro piena di rocce sciolte che rendevano quella parte difficile e quasi pericolosa, perché un passo falso avrebbe fatto cadere una pietra e ucciso uno scalatore o un escursionista. Quindi con cautela abbiamo tolto le rocce, riempito lo zaino e siamo tornati giù. Prendetevi un attimo per immaginare quanto sia ridicolo scalare 500 metri solo per riempire uno zaino pieno di sassi.
(Risate)
Non è mai facile avere uno zaino pieno di sassi. È ancora più difficile a lato di un precipizio. Poteva sembrare ridicolo, ma doveva essere fatto. Volevo che tutto fosse perfetto se mai avessi intrapreso la scalata senza corda.

Dopo due stagioni di preparativi per la scalata solitaria dell'El Cap, avevo finalmente finito i preparativi. Conoscevo ogni presa e ogni appoggio del percorso e sapevo esattamente cosa fare. Ero davvero pronto. Era ora di scalare El Cap.

Il 3 Giugno del 2017 mi alzai presto, feci la solita colazione con muesli e frutta e arrivai alla base della parete prima dell'alba. Ero sicuro mentre guardavo la parete. E mi sentii ancora meglio quando inizia la scalata. A circa 200 metri, raggiunsi una lastra simile a quella che mi aveva fatto penare all'Half Dome, ma quella volta fu diverso. Avevo considerato ogni opzione, inclusi centinaia di metri di muro sui lati. Sapevo esattamente cosa dovevo fare e come. Non avevo dubbi, la scalai direttamente. Anche le parti difficili e faticose le affrontai con facilità. Stavo eseguendo alla perfezione la mia routine. Mi riposai un attimo sotto al Boulder Problem poi lo scalai come avevo già fatto molte volte con la corda. Il piede si mosse verso sinistra senza esitazione, e io compresi di avercela fatta.

Scalare l'Half Dome era stato un grande obiettivo che avevo raggiunto, ma senza ottenere ciò che volevo veramente. Mancava la maestria. Ero esitante e impaurito, e non era stata l'esperienza che volevo. Ma El Cap fu diverso. Con 200 metri rimasti, il monte mi stava offrendo un giro di vittoria. Scalai con estrema precisione e apprezzai il canto degli uccelli che volavano intorno alla parete. Tutto sembrava festeggiare. E poi arrivai in cima, dopo tre ore e 56 minuti di una scalata gloriosa. Era la scalata che volevo, e sapeva di maestria. Grazie.

(Applausi)