Castellinaldo D'Alba - Un Borgo di origini antiche | Enogastronomia, ospitalità, tradizioni e storia. 

Bianche colline di marne ricoperte dal ricamo geometrico dei vigneti. Patrimonio mondiale UNESCO assieme a Langhe e Monferrato, il Roero si dispiega dinanzi ai nostri occhi. Lo sguardo spazia da rocca a rocca, tra rilievi scoscesi, ghiaie e argille fluviali, che disegnano un territorio ricco, d'antica fisionomia. Castellinaldo d'Alba, in provincia di Cuneo, e ad appena una decina di chilometri a Nord di Alba, fa capolino tra i colli.

Ci troviamo a Castellinaldo, un paese ad economia prevalentemente agricola, 940 abitanti, situato in un territorio che si chiama Roero che comprende 22 comuni”.

Un territorio vasto e omogeneo, che condivide usi, costumi, tradizioni e storia.

Il borgo di Castellinaldo ha origini molto antiche: si parla già di questo paese come grosso borgo in epoca romana, perché era costruito lungo la via che andava dalla Liguria a Torino passando per Voghera, Tortona, Asti, Pollenzo e quindi Torino”.

Un grande borgo che mantenne la propria funzione di presidio e stazione di posta anche nel corso di tutto il medioevo.

Di questo borgo si hanno poi notizie come possedimento degli Ainaldi, per cui prese il nome di Castrum Ainaldi”.

Ai vescovi di Asti subentrarono i Savoia, che vi insediarono i propri fedeli vassalli: i Damiano e i Malabaila, potenti famiglie che per secoli condivisero la cima del medesimo colle.

Queste due famiglie costruirono sul colle, chiamato “Colle del Bricco”, due castelli: il castello bianco dei Damiano, il castello rosso dei Malabaila. In comune avevano la cappella. Purtroppo sovente c'erano dei litigi tra queste due famiglie, come per l'accesso alla cappella: a chi toccava accedere per primo, a chi toccava pulire l'accesso al castello… e quindi c’erano sovente delle liti”.

Dopo secoli di scaramucce e lotte di nobiliar condominio, la vetusta investì le imponenti roccaforti. Un forte terremoto rase al suolo il castello rosso dei Malabaila e il castello bianco dei Damiano passò di mano, offrendosi ai nostri occhi quale residenza privata, ancora carica del suo patrimonio storico e familiare.

Nel cuore di questa acropoli medievale, la chiesa parrocchiale di San Dalmazzo sorge sul valico tra le valli Piegio e Priocca, e deve le forme attuali all'ultimo restauro avvenuto tra il 1753 e il 1756.

L'altro emblematico luogo alto, riconoscibile da lontano nell'orizzonte del Roero, è il “Bric” su cui sorge l'antica chiesa di San Servasio: il plesso sacro, dedicato ad un santo molto venerato tra i franchi, sorge su un altare naturale rivolto ai vasti boschi che da sempre lo circondano. Degno di nota all'interno è il ciclo di affreschi risalenti al 1581.

https://youtu.be/cLnZN0awef0

Imbocchiamo ora uno dei molti sentieri che conduce verso la campagna, giardino coltivato con alberi da frutto e vigneti. Oltrepassiamo la Torre dell'acqua, oggi divenuta monumento e simbolico Belvedere anche di notte, grazie alla luminescenza dei nuovi tag. E’ tempo di percorrere le antiche vie della cultura agreste.

Castellinaldo è attraversato da una serie di sentieri, che fanno capo all’Ecomuseo delle Rocche: l’S1 e l’S2 possono essere percorsi sia a piedi, sia in bicicletta, sia con le bici elettriche. È un bel posto, un bel biglietto da visita per poter vedere tutte le peculiarità del territorio: dalla vigna, al frutteto, ai boschi che ci sono, dove crescono anche i funghi… quindi c'è una varietà di cose in cui il turista può spaziare”.

Il nostro itinerario prende avvio dal panorama naturalmente più antico: la vegetazione originaria, boschiva e selvaggia, è conservata grazie alla piccola ma pregevole area umida, irrorata d'acqua sorgiva; un'oasi che accoglie numerose specie acquatiche e concorre a preservare la biodiversità di un territorio al servizio dell'uomo. Le colline giardino di quest'angolo di Roero rappresentano il vero capolavoro dell'arte rurale: il solido impianto agricolo si basa sulla produzione di frutta, soprattutto delle pesche, che per anni hanno fatto la fortuna del territorio. Non mancano i noccioleti e i tradizionali tartufi. Se il nostro viaggio a ritmo lento ci conduce alla scoperta di natura, paesaggio e sapori, oggi chi dice Roero dice vino: un comparto rinato nel segno della qualità a partire dagli anni ‘70.

La sinistra Tanaro è considerata da tutti la zona emergente di questi ultimi anni nel settore vitivinicolo: qui abbiamo circa 600 ettari di vigneto in produzione, con una trentina di aziende agricole che seguono sia la produzione in vigna, sia la vinificazione, quindi l’imbottigliamento e il commercio dei nostri pregiati vini”.

Nelle antiche cantine del castello dei Damiano i vignaioli di Castellinaldo hanno posto il proprio quartier generale, che espone tutti i prodotti delle vaste vigne e tratteggia il punto di congiunzione tra passato e futuro, tra tradizione e progettualità. Una visione sostenibile che guarda con attenzione al biologico, secondo quanto stabilito dal “Protocollo Libera Natura”, di cui i vignaioli si sono autonomamente dotati.

Nel 1989, per volontà dei produttori del paese, nasce la “Vignaioli di Castellinaldo”, un'associazione fra produttori senza scopo di lucro, ma soltanto con lo scopo di promozionare, di valorizzare i nostri prodotti. Da allora sono state portate avanti molteplici iniziative; una delle più importanti è sicuramente la valorizzazione del Castellinaldo Barbera d'Alba, ossia della Barbera prodotta a Castellinaldo. E qui si è fatto tutto un lavoro di promozione, di selezione dei vigneti, dei cru migliori, e ci siamo anche autoprodotti un disciplinare, in attesa che diventi una vera e propria sottozona nell'ambito del disciplinare Barbera d'Alba”.

Una tradizione antica che trae origine dalle caratteristiche di un territorio unico al mondo.

Terreni calcareo-argillosi, che danno vini molto eleganti, anche di buona struttura, cioè che resistono nel tempo, ma con una facilità di beva riconosciuta da tutti. Attualmente, visto il successo che ha il prodotto, siamo andati anche ad allargare la zona di produzione, che non comprende soltanto più il comune di Castellinaldo, ma che va a comprendere anche i terreni limitrofi (che sono molto simili ai nostri) dei comuni di Castagnito, di Priocca, di Vezza, di Canale e di Magliano Alfieri”.
Il Castellinaldo tradizionale ha diciotto mesi di affinamento, in parte in legno, in parte in bottiglia, quasi sempre in botti grandi, in botti tradizionali, ha delle sensazioni straordinarie: alla frutta, alla freschezza che noi possiamo sentire al naso si accompagna una complessità e un'eleganza in bocca che sono spesso molto molto coinvolgenti”.

Vino, eventi, sapori e paesaggio: sono queste le ricchezze di un territorio dal sapere antico, che non rinuncia al settore secondario e alle fiorenti piccole e medie industrie artigianali, che sostengono il territorio aumentandone il benessere. Tra le aziende giovani, vanto di questa terra operosa, vi sono le molte attività ricettive che accolgono il visitatore secondo i dettami della più pura e nobile accoglienza piemontese.

Le porte sono sempre aperte: siamo nel Roero, siamo vicini ad Alba, siamo vicini anche alla Langa; una cucina tradizionale fatta di molti piatti ancora delle nonne. Rivisitati nei ristoranti, cercando di proporre in chiave magari moderna i piatti che si cucinavano nelle nostre famiglie, che cucinavano le nonne, le nostre mamme”.
Questo senso di accoglienza, la disponibilità di moltissime aziende ad accettare i turisti, coinvolgendoli in degustazioni ,spesso gratuite, che si fanno per far conoscere i nostri prodotti… Noi stiamo coccolando i nostri turisti perché sono poi quelli che fanno da ambasciatori nel mondo alla nostra terra”.

Se tanti sono i pregi di questo angolo di Piemonte, patrimonio UNESCO, non ultima è la cordialità delle genti del Roero, un luogo in cui respirar l’antico e sentirsi a casa.

https://youtu.be/rGsxhyH6zwE