Parla (anche) italiano il vino più antico del mondo: dietro all’analisi dei resti di una vinificazione di oltre 8.000 anni fa in Georgia ci sono esperti in viticoltura e agricoltura di Università di Milano e Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura.

 

Continuano ad affondare sempre più nelle nebbie del tempo le radici del rapporto tra uomo e vino: tramite una ricerca finanziata dal governo della Georgia, è stato infatti possibile riscontrare tracce di vinificazione presenti su resti archeologici scavati nei siti di Shulaveris Gora e Gadachrili Gora, a circa 50 chilometri a sud di Tbilisi, nel Caucaso meridionale, datati al periodo neolitico, vale a dire non meno di 8.000 anni fa. Una ricerca coordinata, comprensibilmente, da un ricercatore del Paese, David Maghradze, ma che non avrebbe potuto raggiungere i risultati riscontrati (e recentemente pubblicati sull’autorevole rivista scientifica “Proceedings della National Academy of Sciences” statunitense) senza l’apporto anche di un team italiano, composto da esperti in viticoltura e in storia dell’agricoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli studi di Milano e del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura di Sant’Angelo Lodigiano, tra i quali Osvaldo Failla, Luigi Mariani e Gabriele Cola.

 

Il team tricolore ha infatti contribuito a contestualizzare a livello climatico e biologico la presenza della vite nell’area archeologica esaminata, e sta ora esaminando gli effetti che la variabilità del clima ha avuto nelle fasi successive all’evento di prima vinificazione, fino ai giorni nostri, e pubblicheranno a breve i loro risultati. La ricerca alla quale hanno contribuito ha stabilito che al tempo l’area di Shulaveris Gora e Gadachrili Gora era perfettamente adatta, dal punto di vista climatico, alla coltivazione della vite, essendo nei fatti molto simile a quella attuale. Comincia quindi a diradarsi, almeno comparativamente, l’aura di mistero che avvolgeva, fino a pochi decenni fa, la storia remota della vitis vinifera: a rispondere alle prime domande furono i pioneristici studi del professore statunitense Patrick McGovern, direttore scientifico del progetto di archeologia biomolecolare per la cucina, le bevande fermentate e la salute del Penn Museum di Philadelfia, che nel 1996 pubblicò su “Nature” una ricerca in cui datava a 7000-7400 anni or sono le tracce di vinificazione presenti in giare ritrovate a Hajji Firuz Tepe, sui monti iraniani di Zagros. Una scoperta estremamente importante, ma che, a quanto pare, è stata solo la prima di quelle che hanno successivamente contribuito alla scoperta di un rapporto sempre più ancestrale tra uomo e frutto della vite.